Vanitas Homines

Con il progetto Vanitas Homines, indagherò l’uomo del 2020 sopravvissuto alla pandemia, con le sue inquietudini e questioni che sono universali, in questo tempo infelice, che ci espone ad un nuovo clima di paura, sospetto. 

Viviamo in una società di persone che diventa comunità a giorni alterni, e che è sempre più votata all’individualismo e all’’isolamento.

La religione, la morte, il consumismo, l’incomunicabilità, l’egoismo, la paura, lo spreco, la salvaguardia dell’ambiente, l’accidia e il nichilismo, il super ego, ma anche l’amore e l’onesta, il desiderio e la vanità, l’arte e la bellezza, sono i temi che mi toccano, e sono per me le parti di una stessa medaglia.

L’estetica del progetto recupererà a piene mani dal passato, perché essendo io, un appassionato di fiori e di storia, cercherò con la mia fotografia (mezzo moderno) di omaggiare i grandi pittori  del 600’ come Jan Davidsz De Heem.

Utilizzerò quindi degli oggetti simili a quelli presenti in quel tempo e recuperati dopo i miei studi, mischiando sacro e profano, antico (nautilus e calamaio) e contemporaneo (es cellulari e computer).

Amo gli oggetti belli, il loro valore simbolico e la loro teatralità; ciò mi permette, attraverso la mia fotografia di parlare delle dieci tematiche che ho deciso di affrontare.

Aggiungendo manufatti simbolici e contemporanei, adatterò la composizione alle nuove esigenze, sollecitate da domande che mi pongono e da questioni esistenziali scaturite da questa analisi soggettiva sugli eventi correnti del 2020.

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